La moda ecosostenibile è la risposta a un mercato, quella della moda appunto, spesso poco attento all’ambiente e alle modalità di realizzazione dei capi. L’industria tessile rilascia infatti circa 1,2 miliardi di tonnellate all’anno di biossido di carbonio e molti capi richiedono un gigantesco dispendio di risorse naturali.

La produzione, la filatura e la tintura di materie prime come il cotone utilizza enormi quantità di acqua a cui spesso si associa l’uso di pesticidi e coloranti tossici che penetrano nell’ecosistema.
Invece materiali come poliestere, nylon e acrilico sono realizzati con combustibili fossili e non sono biodegradabili. Inoltre possono rilasciare microplastiche nell’approvvigionamento idrico ogni volta che vengono lavati.

La moda veloce, quella in cui i consumatori sono incoraggiati ad acquistare sempre nuovi vestiti usa e getta a basso costo, ha solo accelerato questi problemi.
Un rapporto dell’UE pubblicato a gennaio 2019 ha rilevato che solo la metà dei vestiti usati viene riciclata e solo l’1% di questi viene trasformato in vestiti nuovi. La maggior parte finisce in discarica o viene incenerita, rilasciando più carbonio nell’atmosfera.

Moda ecosostenibile e brand emergenti

Qualcosa però sta cambiando. Intanto si stanno sviluppando tecniche per trasformare i vestiti usati in fibre vergini. E poi si stanno studiando vestiti che richiedono meno pulizia, in modo da ridurre i lavaggi e quindi il rilascio di sostanze nocive nell’ambiente.

Stanno inoltre nascendo molti brand di moda ecosostenibile. Questi marchi, specializzati nella creazione di capi progettati per durare molto più a lungo, dispongono di modelli di acquisto che consentono di rivendere, riparare o riciclare correttamente gli indumenti e sostituirli come parte dell’economia circolare.

For days

È il caso ad esempio della startup per la moda sostenibile For Days che ha creato un sistema a circuito chiuso per evitare gli sprechi attraverso un continuo riciclo.
Gli articoli restituiti vengono infatti riciclati nello stabilimento di produzione di Los Angeles.
Ogni pezzo viene sminuzzato e rinforzato con materiale vergine prima di essere rigirato nel filato, utilizzato per realizzare il tessuto per nuovi prodotti. Un sistema a punti consente ai clienti di accumulare crediti da utilizzare per futuri acquisti ogni volta che restituiscono un pezzo usato.

A.BCH 

La stilista australiana Courtney Holm ha invece creato la sua etichetta A.BCH di moda ecosostenibile. Ogni pezzo della collezione è compostabile al 99%. Un programma di riciclaggio consente ai clienti di restituire gli abiti usati per essere rivenduti, ri-trasformati in un nuovo pezzo o per recuperare le materie prime attraverso il riciclaggio della cellulosa.

Tutti i materiali sono organici o riciclati e provengono da fornitori locali. I coloranti utilizzati sono atossici, gli articoli in lana e seta sono prodotti nel pieno rispetto degli animali e per gli articoli in pelle vengono utilizzati solo pezzi usati. Gli ordini online vengono inoltre consegnati tramite un corriere a emissioni zero.

Pangaia

Ogni t-shirt firmata Pangaia è realizzata con una leggera fibra di alghe che si combina con cotone organico per produrre un tessuto meno idrorepellente.

I vestiti sono trattati con olio di menta piperita che ha proprietà antibatteriche e antimicotiche naturali. Ciò consente ai clienti di utilizzare il capo senza lavarlo 10 volte in più rispetto a un indumento normale. In questo modo si possono risparmiare fino 3.000 litri di acqua per ogni vestito.

Pangaia lancerà anche oggetti realizzati con nuovo materiale chiamato Flowerdown, un’alternativa più sostenibile alla piuma d’oca e d’anatra.

Mud Jeans

Un paio di Mud Jeans è composto dal 23 al 40% in denim riciclato. Il marchio mira a lanciare il suo primo paio di jeans in cotone riciclato al 100% nel 2020, per dimostrare che anche il denim può far parte dell’economia circolare di una moda ecosostenibile.

Mud Jeans raccoglie vecchie paia di jeans e li invia allo stabilimento di riciclaggio di Recovetrex in Spagna, dove vengono scomposti, trasformati in nuovi filati e trasformati in tessuto in un mulino di Valencia.

Il marchio è inoltre carbon neutral, attraverso una combinazione di schemi di compensazione e selezione dei fornitori. La fabbrica di riciclaggio si alimenta con un motore di cogenerazione più efficiente dal punto di vista energetico e la fabbrica di tessuti ottiene la metà della sua energia dai pannelli solari.

Non solo. I processi di produzione di denim tossici che coinvolgono il permanganato di potassio sono stati sostituiti da tecniche che utilizzano laser o e-flow: una tecnologia di finitura del tessuto ecocompatibile che utilizza nanoprovette. Tutti i prodotti chimici utilizzati sono atossici e le fabbriche che l producono utilizzano un sistema di filtri per impedire a qualsiasi contaminante di raggiungere la fornitura d’acqua.

 Photo Credits: deezen.com