L’impatto ambientale provocato dall’industria della moda è piuttosto significativo ma negli ultimi anni stiamo assistendo ad una prima inversione di tendenza. Si sta infatti diffondendo il concetto di moda ecosostenibile, con tessuti green, realizzati con politiche sostenibili e spesso derivanti da materiali reciclati.
Lo dimostrano molte delle recenti passerelle, a partire da quella presentata da Vanesa Krongold durante la BAF – Buenos Aires Fashion Week che ha portato in scena capi creati con materiali trovati e accumulati nel corso degli anni.

Il risultato è una creazione eclettica di moda ecosostenibile che reinterpreta e personalizza il concetto di “riciclo“. La collezione è infatti un collage di trame e contrasti fatto di stampe reinterpretate e riviste dalla designer.

Photo Credit: zarpado.com

Sempre in Argentina, tra qualche giorno, il 31 agosto, si terranno inoltre due sfilate di moda presentate dalla Sustainable Fashion Association. Vi parteciperanno circa 45 designer associati, allo scopo di realizzare un design sostenibile a triplo impatto: ambientale, sociale ed economico.

Sono infatti proprio i clienti che iniziano a comprare attraverso scelte più consapevoli. Si chiedono come è stata prodotta la merce, da dove arriva e se ha rispettato gli standard di un’etica responsabile e sostenibile. E il mondo della moda risponde con iniziative interessanti e dal bassissimo impatto ambientale.

Moda ecosostenibile e tessuti naturali

Dalla fine del 2016, ad esempio, i membri Agostina Trovato e Gabriela Rivero hanno realizzato il marchio Get Wild! che disegna abbigliamento in fibra di bambù. Una forma innovativa di moda ecosostenibile per uomini, donne, bambini e neonati, prodotta nel quadro di un commercio equo, basato su un’economia circolare e il minor uso possibile di risorse idriche ed energetiche. 

Infatti, oltre ad essere sostenibili e lavorare con un materiale nobile ed ecologico, è importante sviluppare pratiche che siano sostenute nel tempo. Non solo devono generare nuovi prodotti, ma devono anche ridurre al minimo quelli già esistenti. Ecco allora che anche i materiali di scarto di produzione vengono trasformati in dischetti, maschere, coperte e altri piccoli prodotti.

Jardín Estampas. Photo Credits: historiasenverde.com

Un altro ammirevole esempio di moda ecosostenibile risale invece al 2014 quando Eugenia Zoia Creò Jardín Estampas. In questo caso l’attenzione è rivolta all’utilizzo di coloranti naturali e alla produzione a mano durante ogni fase del processo. Nascono così giacche e pantaloni, tutti realizzati con tessuti provenienti, anche in questo caso, da scarti e materiali fuori produzione.

Lo stampaggio e la tintura è eseguito invece mediante elementi naturali: foglie fresche di piante e alberi o materiali come gusci, semi e scarti di cucina. Gli stessi materiali vengono poi trasformati in compost per la realizzazione di fertilizzanti e nutrire così nuove piante, generando un perfetto circolo virtuoso.

 

 

Riciclo e moda green

Arrivano invece da Berlino le sorelle Paula e Mariángeles, fondatrici del brand Theraphy Recycle & Exorcise. Il marchio è nato dalla loro passione per i vestiti di seconda mano ma anche come forma di protesta contro un continente in cui regna la moda veloce: capi usati una stagione e poi subito sostituiti con vestiti nuovi.

Ma parlando di moda ecosostenibile non si può non citare la settimana della moda di Helsinki, l’unica fashion week 100% green. Diventata ormai un appuntamento annuale, si svolge a luglio in una location “zero rifiuti” alimentata da energie rinnovabili. In passerella proposte realizzate con materiali biologici, rigenerati e prodotti nel pieno rispetto dell’ambiente e della forza lavoro.

Inizialmente associatala ad un’estetica hippy e minimalista, la moda responsabile ora è diventata un’esigenza e una risposta concreta ad una clientela sempre più sensibile nei confronti di queste tematiche.